Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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famiglia

Coppie di omosessuali: nebbie artificiali su riconoscimento e adozione figli

di il 7 Gennaio 2016 in famiglia con Nessun commento

la discussione in Senato del disegno di legge Cirinnà (PD) a fine gennaio ha moltiplicato i dibattiti sul riconoscimento da dare ai rapporti di coppia fra omosessuali. Gli schieramenti pro e contro si sono abbastanza delineati. Ed emergono divisioni non solo tra formazioni politiche, ma anche al loro interno. I temi più dibattuti sono la natura di ciò che è riconosciuto e le conseguenze del riconoscimento. Secondo coloro che, sensibili alla tutela della famiglia, militano in gruppi politici che vogliono il riconoscimento delle coppie omosessuali, costituirebbe un fatto positivo il fatto che nel disegno di legge il riconoscimento sarebbe diventato ancorato all’art. 2 della Costituzione (riconosce le formazioni sociali nei quali si sviluppa la personalità) e non all’art. 29 che riguarda la famiglia fondata sul matrimonio. A parte che anche la famiglia è una “formazione sociale”, il fatto che il richiamo sia all’art. 2 e non al 29 ha solo un tenue valore simbolico. Di fatto non cambierà in nulla la percezione sociale di una coppia omosessuale come una delle espressioni della sessualità di coppia, al pari della coppia formata da uomo e donna.
Il fatto trova esplicita immediata conferma proprio nella stessa legge, che prevede che una coppia di omosessuali possa avere dei figli; poiché biologicamente questo può accadere solo per uno dei maschi, si dà la possibilità all’altro di adottare (con formula speciale) il figlio concepito con il seme del compagno. Chi sostiene il disegno di legge afferma che, una volta che il figlio esiste, è meglio per lui che tutti e due i componenti della coppia siano responsabilizzati come “genitori”. L’adozione del figliastro sarebbe quindi il modo di mettere al centro gli interessi del bambino. Non cambia molto la proposta di far precedere l’adozione da un periodo di “affidamento rafforzato”, rafforzato perché non richiede revisione biennale. Si tratterebbe, anche in questo caso, di una differenza dal tenue valore solo simbolico. Di fatto anche questa proposta emendativa, che forse verrà presentata dai “cattolici” del PD, non fa venir meno la principale controindicazione della norma sulla filiazione della coppia omosessuale maschile: l’incentivo a procurarsi un figlio ricorrendo al pagamento di una donna affinché si presti a una gravidanza, il cui figlio verrà poi consegnato, appena nato, al pagatore. I difensori del disegno di legge Cirinnà fingono di non accorgersi dell’incentivo alla maternità su pagamento che deriva da tale legge, affermando che in Italia la pratica dell’”utero in affitto” è vietata. Tacciono sul fatto che in alcuni altri paesi è legale (e quindi utilizzabile anche da italiani) e si oppongono a che la legge italiana consideri reato il ricorso all’utero in affitto anche se compiuto all’estero. Non dicono, inoltre, che quella pratica è antiumana per la donna e per il figlio “prodotto”.E’ l’evidente conferma che la filiazione è considerata coessenziale al riconoscimento della “formazione sociale” coppia omosessuale”. La stessa codificazione di altri diritti, tra i quali la più rilevante e costosa, la “reversibilità” della pensione, rende evidente come la legge Cirinnà introduca in Italia il matrimonio tra omosessuali, chiamandolo in altro modo, “unione civile”.
Gli schieramenti parlamentari fanno prevedere che con i voti PD,M5S, Sinistra, Verdiniani e altri il disegno di legge Cirinnà verrà approvato. Credo che si tratterà di un altro passo in direzione negativa, cui probabilmente nemmeno Sodoma e Gomorra erano arrivate, se non altro per l’indisponibilità delle tecniche di procreazione oggi disponibili. Il rispetto per il bambino e per la donna cedono il passo alla soddisfazione di un desiderio di un figlio da parte di una coppia di soli maschi. Spero, solo, che un referendum possa poi almeno in parte rimediare. Ciò che mi scandalizza è lo scarso valore che alla questione è data dal gruppo parlamentare di “Area Popolare”, il Nuovo Centro-destra e l’UDC insieme, disposti a continuare a far parte di un’alleanza di governo con il PD, principale proponente della legge. V’è da chiedersi quale debba essere la divergenza politica con il PD per mettere in questione la collaborazione di governo. Se su questi valori si è disposti a digerire tutto, vuol proprio dire che nessun valore conta più della rendita politica derivante dal far parte di una maggioranza governativa. E questo mi dispiace particolarmente perché del gruppo parlamentare dell’UDC a lungo ho fatto parte.

Divorzio breve: favorisce la stabilità della famiglia?

di il 8 Maggio 2015 in COMMERCIO, famiglia con Nessun commento

La nuova legge che riduce i tempi della separazione tra coniugi prima di giungere al divorzio è stata presentata come una vittoria dei diritti civili, come una conquista. Pare di capire che il successo completo sarebbe stato ottenuto abolendo del tutto il periodo di attesa tra decisione di separarsi e cessazione degli effetti civili del matrimonio.

Se uno o entrambi i coniugi hanno perduto la convinzione che sia gratificante per loro continuare il rapporto, sarebbe inutile porre dei limiti di tempo allo stabilire un nuovo rapporto coniugale, nella speranza di una ricomposizione o di dare tempo all’eventuale coniuge abbandonato e ai figli di adattarsi alle nuove situazioni.

La preoccupazione cui la grande maggioranza dei parlamentari, di centro-destra come di centrosinistra, con l’eccezione di un manipolo di persone che si ispirano al pensiero sociale cristiano, ha dato risposta è quella di soddisfare i desideri dei contraenti matrimonio, nulla contando le responsabilità reciproche assunte verso la società, verso il coniuge abbandonato, verso i figli, specie se minori. Sarà un giudice a dirimere le questioni, sperabilmente con il minimo di costi.

V’è un dato da tenere in debito conto: il rendere del tutto facile sciogliere il legame tra coniugi incoraggia o scoraggia la stabilità della famiglia, la preparazione adeguata ad adempiere ai propri ruoli di partner e di genitore, la disponibilità a superare possibili e probabili difficoltà nei rapporti familiari?

Se posso in qualsiasi momento e per qualsiasi motivo rimangiarmi una decisione, è difficile pensare che sia incentivato a riflettere molto prima di assumerla. Se invece quella decisione è irrevocabile, sono portato a pensarci su assai di più. Posso comprare via internet qualcosa che so di poter rimandare al venditore se non piace, pur se le spese del rendere sono un freno; se invece faccio un acquisto o una vendita di una casa da un notaio, la certezza dei motivi è senz’altro spontaneamente assai maggiore. Se ne deduce che quanto approvato dal Parlamento, relatori congiunti del PD e di FI, funziona come un incentivo alla dissoluzione dei matrimoni. Se ne sente il bisogno? Per dinamiche varie la nostra società, la cultura che vi prevale, porta già i legami familiari a diventare più fragili, con le conseguenze negative per i membri più deboli (figli, coniuge abbandonato). Perché incentivare tale fragilità? Perché togliere “pena” a chi non intende rispettare gli impegni assunti?

Il fatto che solo un manipolo di parlamentari si sia opposto a tale deriva individualista ed edonista e che siano parlamentari che si ispirano al pensiero sociale cristiano rende evidente come i pronunciamenti a favore della famiglia dei partiti che oggi vanno per la maggiore, che non si richiamano in modo espicito e prevalente alla visione cristiana della vita, suonino vuoti!

Renzo Gubert

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