Renzo GUBERT – Chi è?

Nato a Primiero l’11 agosto 1944, primo di dieci figli, padre primierotto (Turra di Pieve la nonna) e madre “fiamaza” (Delmarco di Castello il nonno e Paluselli di Panchià la nonna), famiglia di piccoli contadini in affitto, con il padre che, per necessità, lascia il lavoro agricolo a moglie e figli e fa il manovale stagionale nell’edilizia.

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Con la rivelazione del Padre da parte di Cristo è blasfemo e pagano parlare di “castighi di Dio”?

di il 16 Dicembre 2016 in religione con Nessun commento

su Vita Trentina del 20 novembre, nella rubrica Dialogo aperto suor Chiara Curzel e Lucia Girardi riprendono la questione sollevata dal padre domenicano a Radio Maria sui castighi di Dio, criticando nella sostanza, senza citarli, quanti (tra i quali io stesso) avevano espresso perplessità su dichiarazioni di prelati vaticani e della CEI di netta condanna del domenicano per blasfemia o per paganesimo.

Per suor Chiara Curzel non ci si può fermarse all’Antico Testamento, alla sua concezione di Dio, in quanto solo con Cristo la rivelazione di chi è Dio è compiuta; inoltre non si può fare affidamento sulla “lettera” di quanto è scritto nella Bibbia, perché è la Tradizione della Chiesa a dare la giusta interpretazione. Le argomentazioni di Lucia Girardi, pur con approccio diverso, meno dottrinale, sono le medesime.

La posizione di suor Chiara Curzel è certamente ortodossa e, per un cristiano, convincente. Lascia però aperti alcuni punti:
1. ammesso che Dio sia solo “misericordia” e non infligga castighi collettivi, può la Chiesa non essere misericordiosa con chi ricorda il Dio castigatore? Che misericordia hanno usato i monsignori che hanno accusato di blasfemia e di paganesimo il domenicano? E si tratta di monsignori “importanti” nella Chiesa.
2. Se la rivelazione si è compiuta con Cristo, è certo che Cristo non abbia mai parlato di castighi divini? Non mi pare. Ha parlato di amore e di misericordia, ma non solo. Citare solo le “parole” di misericordia non cade proprio nell’errore di “isolare parole” che viene imputato a chi ricorda che Dio è giudice e può castigare?
3. Se le “parole” della Bibbia vanno interpretate non letteralmente, ma in base alla Tradizione della Chiesa, possiamo dire che la Tradizione ha dato sempre la medesima interpretazione delle “parole”? Non mi pare. Si pensi a come la Chiesa Cattolica ha giudicato le posizioni di Lutero: dalla condanna dottrinale alla celebrazione per il contributo dato alla riforma della Chiesa. Possiamo dire che l’interpretazione più vera data dalla Chiesa (popolo e magistero) sia necessariamente l’ultima? Mi sembra rischioso sostenerlo: apre le porte a visioni evoluzioniste, mentre la Tradizione ha un patrimonio di verità (da trasmettere) che ha già ricevuto intero da Gesù di Nazareth e dai suoi apostoli. La Rivelazione si è compiuta.
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n definitiva mi sembra che sia preferibile per chi ricopre posizioni di autorità nella Chiesa essere più magnanimo nei confronti di chi esprime sensibilità diverse, convinzioni diverse in materie non definite dal Credo degli Apostoli, dai pronunciamenti dogmatici e di morale ex-catedra del Papa e dei Concili ecumenici in unione col Papa. Quando erano Pontefici Papa Voityla e Papa Ratzinger non erano pochi coloro che rivendicavano libertà di valutazione (da cristiani “adulti”); ora molti di essi negano tale libertà rispetto alle dichiarazioni di Papa Bergoglio (salvo ignorarle quando dice qualcosa che non aggrada, come in merito all’ideologia “gender”). Doppia morale?

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